Sport e Tempo Libero

 

Elenco delle società sportive, operanti in Crotone

 

 

 

Arti marziali - società sportive

La storia delle arti da combattimento ha sempre avuto due facce: quella militare e quella sportiva, retaggio delle due attività da cui queste discipline derivano.
Le arti marziali nascono infatti da due attività fondamentali sin dalle prime orde umane: la caccia e la difesa del territorio.
Tuttavia, gli scontri tra le tribù o i regolamenti di conti all'interno dei clan gentilizi, costituivano un peso notevole per una popolazione numericamente esigua e con una mortalità elevata.
Per questo, si svilupparono metodi per risolvere le controversie senza esiti mortali. Le arti marziali, le danze ritualizzate, vennero create a questo scopo.
Il salto di qualità delle arti marziali venne con la nascita dello Stato. Analogamente ai cavalieri occidentali, caste di combattenti si svilupparono in ogni regione in cui prevalsero rapporti di produzione analoghi (Giappone, Cina, sud est asiatico, ecc.), con un'ideologia simile (il codice d'onore dei cavalieri occidentali e dei samurai è praticamente lo stesso).
Nell'Ottocento, quando in Europa la guerra si basava su moltitudini di uomini armati di fucili, in Giappone i samurai reprimevano i contadini a colpi di katana. Le arti marziali che conosciamo oggi hanno un'origine varia. Alcune sono attività sportive di origine militare (il judo e il ju-jitsu, il sambo), altre derivano da tecniche elaborate nel corso di una lotta contro un'occupazione militare (il karate e il kobudo di Okinawa, le arti marziali filippine, il silat indonesiano); altre, venivano coltivate in seno a clan di origine gentilizia e sono giunte a noi per vicende storiche di varia natura (le arti marziali cinesi, il kali filippino, alcune forme di lotta del Caucaso); altre, infine, sono una derivazione delle prime categorie (le arti marziali coreane e vietnamite).
Le arti marziali moderne, siano esse "storiche" e "filosofiche" come il sumo, o "moderne" e "commerciali" come la kickboxing e i combattimenti ultimate fighting, sono pervenute a noi tramite una serie interminabile di passaggi.
Per questo, la ricostruzione storica che le diverse discipline fanno dello sviluppo delle arti marziali ha più a che vedere con il marketing che con la storia.

 

 

Atletica - società sportive

lanci e salti sono i progenitori dello sport moderno.
Non c'è pratica sportiva, infatti, che non comprenda almeno una di queste componenti.
E, non a caso, l'atletica viene considerata la regina di tutti gli sport.
Se cimentarsi in una delle branche dell'atletica era pratica comune già ai tempi delle antiche olimpiadi greche (se ne disputarono 294 edizioni, probabilmente a partire dal 776 a.C.), non va dimenticato che, quando nella seconda metà del XIX secolo nel Regno Unito furono introdotti i concetti di sport di squadra e sport educativo unito a quelli del recupero degli ideali classici, sfidarsi in una delle discipline di corsa, lanci, salti contribuì alla nascita dello sport moderno.
Nell’atletica leggera, l’Inghilterra fu la prima nazione a raggiungere uno sviluppo tale da avvertire la necessità di riunirsi per disputare un campionato nazionale: era il 1866, e qualche anno più tardi (1880) venne fondata una federazione per gestire l’intero movimento.
Piano piano altre nazioni fecero altrettanto, e nel 1912 nacque l’organismo internazionale che tuttora governa questo sport su scala mondiale, la Iaaf (International Amateur Athletic Federation).
Tuttavia questi enti, agli inizi della propria vita, non erano in grado di regolare il panorama nazionale o internazionale dell'atletica.
Così, le prime gare importanti, i primi campionati nazionali, e le prime gare internazionali di risonanza nacquero ancora prima della Iaaf.
Infatti, nel 1896 ad Atene, pur priva di un'organizzazione a livello planetario, l’atletica recitò il ruolo predominante nell’ambito dei primi Giochi Olimpici dell’era moderna. Ma fino al 1908, le Olimpiadi restarono un avvenimento del tutto marginale nel panorama dell'atletica mondiale.
In Italia, le prime gare d'atletica furono disputate dal 15 al 19 marzo del 1869, nel Primo Convegno Ginnastico Italiano, che fu il primo campionato italiano di ginnastica. In quell'occasione gli atleti si cimentarono anche nei salti in alto e in lungo, con e senza rincorsa, nell’asta (con un attrezzo di faggio lungo 3 metri), nel lancio (da fermi) di una palla di ferro del peso di 15 kg, e nei 200 metri.

 

Ballo e danza – società sportive

Ballo e danza possono essere considerati sinonimi, in quanto in entrambe si deve seguire la musica con i movimenti del corpo, in base a determinate regole. Questa pratica è stata esercitata nei palazzi reali come nelle piazze, da nobili e religiosi come dalla gente comune, e ha attraversato la storia grazie alle tradizioni popolari e al mondo militare.
Ma, anche se le origini sono comuni, e risalgono agli albori della storia dell'umanità, una differenza tra ballo e danza c'è: per il primo lo spirito è più ricreativo e competitivo, per la seconda si parla soprattutto di Arte.
Sembra che i primi passi di ballo siano stati codificati dagli antichi egizi, ma questa pratica conobbe la sua più grande diffusione grazie alla scuola francese: nel 1661, Luigi XIV, il re Sole, istituì la prima Accademia Reale di Danza che diede gran risalto alla preparazione tecnica degli artisti, a scapito della loro libertà d'espressione.
Per questo motivo, nel 1780, il coreografo J. G. Noverre contribuì a far chiudere l'Accademia e, con la sua idea del ballet d'action, restituì all'espressività la giusta importanza e incoraggiò l'uso della pantomima per esprimere con i gesti anche i sentimenti. Subito dopo la Rivoluzione francese, anche in Italia si aprì l'Imperial Regia Accademia di Ballo, presso il Teatro alla Scala di Milano. Verso la metà dell'800 si comprese l'importanza delle luci in scena, fu disegnato il primo tutù e furono adottate le scarpette da punta per esaltare la leggerezza delle danzatrici.
Con il tempo i virtuosismi della danza classica divennero nuovamente incapaci di esprimere la passione e la naturalezza del movimento del corpo, sino a quando, tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, la ballerina statunitense Isadora Duncan divenne la pioniera della danza moderna facendosi portavoce della "danza libera", opponendo la libertà del movimento, in totale accordo con l'istinto, all'eccessivo zelo tecnico delle accademie. Nel 1909, con il debutto del Ballets Russes di Serge Diaghilev al Thèatre du Chàtelet di Parigi, si hanno anche in Europa le prime avvisaglie della danza moderna.

 

 

Diving – società sportive

quando i nostri antenati misero la testa sotto il pelo dell'acqua, il problema non fu tanto quello di immergersi, quanto di restarci il più a lungo possibile: respirare sott'acqua divenne la sfida più importante.
Il primo a ottenere risultati soddisfacenti fu, a cavallo tra '600 e '700, l'astronomo Halley, il quale adattò al tuffatore un casco di legno collegato con un tubo a un tino pieno d'aria. Era il primo abbozzo di scafandro.
Grazie all'introduzione di rame, acciaio e soprattutto gomma, Augusto Siebe nel 1837 realizzò un apparecchio, fondato sui principi validi ancora oggi, comprendente un costume stagno e un casco sganciabile, munito di valvole d'immissione e di uscita dell'aria.
Il passo successivo, soprattutto per salvare le vite dei marinai dei primitivi sommergibili, fu quello di “sganciare” il palombaro dall'aria pompata dalla superficie. Ci riuscì nel 1915 Robert Davis, che ideò il Submarine escape apparatus: un apparecchio di salvataggio dotato di bombola d'ossigeno ad alta pressione, erogato in un sacco da un rubinetto aperto dal palombaro, e un boccaglio da cui aspirare il gas ed espellere l'aria viziata, che veniva depurata prima di tornare al sacco. Al comandante Le Prieur va il grande merito di aver voluto scendere nel mare piuttosto che sfuggirne. Nel 1925 ideò il primo scafandro autonomo, che scaricava l'aria viziata in acqua (eliminando così i rischi d'intossicazione da anidride carbonica) e che utilizzava bombole ad aria compressa (e non ossigeno, pericoloso a forti pressioni).
Unico svantaggio, il costante afflusso d'aria: uno spreco che si traduceva in un'abbreviazione delle immersioni.
Un decisivo passo avanti fu compiuto nell'ottobre del 1943, quando nelle acque di Marsiglia, Frédéric Dumas raggiunse i -62 metri utilizzando lo scafandro ideato dal luogotenente Jacques-Yves Cousteau e dall'ingegner Gagnan. Consisteva in un riduttore che liberava a richiesta l'aria contenuta nelle bombole, in qualunque posizione, e occhiali da cacciatore sottomarino racchiudenti occhi e naso. Il nuotatore stringeva tra i denti un boccaglio di gomma, da cui attraverso il riduttore affluiva l'aria delle bombole.

 

 

Calcio - società sportive

Il calcio era conosciuto fin dai tempi greci come l'episciro, (episkyros) giocato con i piedi, e il pheninda giocato utilizzando anche le mani.
Nel mondo romano prese il nome di harpastum, o anche detto in volgare il piede-palla. Conosciuto in tempi antichi si praticava anche in Cina, chiamato tsu ciu, che significa calcio palla. Nel periodo rinascimentale fu molto praticato e giocato nelle piazze di Firenze. Con alcune regole, lo si chiamò calcio fiorentino.
Abbiamo però molte testimonianze che si giocava anche a Bologna, Padova, Urbino, Mantova e Venezia. In alcune città lo si proibì perché si era trasformato in un gioco violento sia con i giocatori che con i tifosi.
L'antico gioco della palla era molto diverso dal moderno calcio, infatti le caratteristiche erano piuttosto vicine al rugby. In alcune scuole si accese la disputa per alcune regole e lo scontro portò a due correnti: quella dell'Università di Rugby impose il suo regolamento "mani e piedi" e il contatto anche violento con l'uomo, mentre le altre, più portate all'eleganza che non alla irruenza, per distinguerlo nettamente lo chiamarono "piede-palla", cioè "foot-ball".
Nelle maggiori Università ebbe molta più fortuna il secondo regolamento. A Cambridge nel 1846 nacque la prima squadra di vero calcio moderno, il Cambridge
Club Football. All'inizio del 1863 si contavano 11 squadre. Il 26 ottobre 1863 si diede vita alla Football Association.

Seguirono altre riunioni "tecniche" per stendere un regolamento. Ma qui iniziarono le accese discussioni su vari punti discordanti; finchè il successivo 9 dicembre ci fu una scissione fra chi voleva il rugby e chi il calcio.
Il calcio conobbe subito grande popolarità e diffusione, finché arrivò anche in Italia nel 1893, quando a Genova venne fondata la prima società italiana, dal nome anglofilo Genova cricket and athletic club. Poi a Torino nel 1896 nasce la Federazione nazionale di football. Prenderà poi nel 1909 il nome di Federazione italiana gioco calcio (FIGC). Il primo campionato si disputò nel 1898.

Nella Olimpiade del 1908 che ebbe luogo a Londra, il calcio fu inserito nelle discipline
olimpiche.

 

 

Equitazione - società sportive

Nella iconografia di maniera il periodo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX coincide anche per la cavalleria con la belle époque.
Le celebrazioni dei due secoli di vita dei più antichi reggimenti sono l'occasione per ricordare fasti e tradizioni dell'Arma.
Non ci sono tuttavia solo le esibizioni a cavallo ma, nella realtà dei fatti, si riaffermano i valori fondanti di questa disciplina: coraggio e generosità.
La Scuola di cavalleria ricostituita a Pinerolo nel 1849 diventa un centro a livello europeo per la pratica della equitazione militare e nel 1891 viene enucleato un distaccamento a Tor di Quinto, alla periferia di Roma, dove si svolgono i corsi di equitazione di campagna.
I concorsi ippici, il primo internazionale in Italia è del 1902 a Torino, sono la manifestazione agonistica di un profondo mutamento intervenuto nell’equitazione militare. Prima della rivoluzione industriale e della macchina a vapore la forza di traino e di trasporto dell'umanità, spettava ai buoi, agli asini e ai cavalli. Nel 1896 si tennero ad Atene le prime olimpiadi moderne, ma bisogna arrivare al 1912 a Stoccolma per vedere l'equitazione ammessa tra i giochi olimpici. Prima di diventare un “atleta” il cavallo era un mezzo di trasporto. Il più veloce mezzo di trasporto a disposizione. Infatti, a quei tempi, le emozionanti gare di velocità tra macchine e cavalli erano vinte dai cavalli.
La nascita e l'evoluzione degli sport equestri, dove la potenza del cavallo viene utilizzata anche per il salto, ha avuto origine dalle scoperte rivoluzionarie, per i tempi, di Federico Caprilli.
Negli sport olimpici l'Italia, dal 1948 al 1979, ha raggiunto l'eccellenza, grazie ai fratelli Piero e Raimondo D'Inzeo.
Nelle discipline olimpiche del “Completo” e del “Salto Ostacoli”, oltre al senso artistico è necessaria una gran dose di coraggio.
Raimondo D'Inzeo durante i campionati mondiali del 1998 è stato designato come miglior cavaliere al mondo. I fratelli D’Inzeo hanno partecipato a otto olimpiadi vincendo ori, argenti e bronzi, oltre a numerosi campionati del mondo, europei, italiani, individuali e a squadre.

 

Fitness - società sportive

La parola “aerobica”, deriva da due termini greci: aer (aria) e bios (vita). Si tratta, dunque, di un’attività fisica che, per essere svolta sfrutta l’ossigeno dell’aria. L’esercizio aerobico divenne popolare negli Stati Uniti per merito del dottor Kenneth C. Cooper, medico della Nasa: negli anni '50 e '60, questi si accorse che gli astronauti, all’inizio di ogni missione spaziale erano al massimo della forma fisica, mentre, una volta tornati sulla Terra, manifestavano deficit muscolari e organici simili a quelli riscontrabili nelle persone che conducevano una vita sedentaria.
Questo a causa della ridotta attività fisica all'interno delle navicelle spaziali e della mancanza di gravità.
Dopo studi eseguiti su centinaia di persone, Cooper introdusse una primitiva forma di aerobica: il jogging, che consisteva in una corsa prolungata nel tempo ma a bassa intensità, adatta a mettere in funzione, ossigenando l’organismo, il cuore e l’apparato circolatorio, potenziandoli.
Ma il jogging si rivelò noioso, e ben presto venne abbandonato.
Così lo stesso Cooper, fondatore del Cooper Aerobics Center di Dallas in Texas, pensò che si poteva ottenere lo stesso risultato eseguendo sul posto degli esercizi aerobici svolti a ritmo sostenuto. Egli definì questa nuova disciplina “il giusto uso dell’ossigeno per mezzo di esercizi che accrescono la capacità del corpo di muovere aria dentro e fuori i polmoni con estremo beneficio della circolazione sanguigna”: in una parola, l'aerobica.
Negli anni '70, grazie all’ex ballerina, Jacki Sorens, l’aerobica venne abbinata alla musica, trasformando così esercizi ripetitivi in una forma di divertimento, dando l’energia che permette di compiere con minor fatica movimenti pesanti e fornendo il giusto ritmo di esecuzione.
Grazie a questa accoppiata (esercizio fisico e musica) la ginnastica aerobica divenne la forma più popolare di attività fisica del Nord America.
Solo agli inizi degli anni ’90, grazie alla collaborazione tra preparatori, medici dello sport, dietologi e psicologi nasce il fitness, nel quale trova precisa collocazione anche l'aerobica.

 

 

Ginnastica artistica - società sportive

Già nell'antica Grecia si trovano riscontri della ginnastica e ancor prima, nella civiltà Cretese. Alcune testimonianze ci raccontano di prove acrobatiche le cui tracce sono raffigurate su antiche anfore. Dobbiamo però arrivare in Europa tra il Settecento e l'Ottocento per avere le specialità regolamentate e l'utilizzo di attrezzi codificati.
Il fine di questa pratica in quei tempi, però, era solo militare.
Nelle prime Olimpiadi del 1896, ad Atene, la ginnastica artistica compare come disciplina sportiva.
In questo sport sono sei le specialità per gli uomini (parallele, anelli, sbarra, cavallo con maniglie, volteggio al cavallo e corpo libero) e quattro per le donne (parallele asimmetriche, trave, volteggio al cavallo e corpo libero).
La ginnastica artistica prevede che l'atleta esegua per ognuna delle sei o quattro specialità, una progressione di movimenti con difficoltà crescente. Perché "artistica"?
Perché in questo sport si tiene in grande conto anche l'esecuzione, la coreografia complessiva e il perfetto allineamento del corpo.
Basta un piede non perfettamente allungato, una mano con le dita aperte, un atterraggio con i piedi distanziati per essere penalizzati.
In questa splendida specialità olimpica dove eccelle la velocità, la coordinazione, la forza muscolare e la scioltezza al tempo stesso, l'Italia ha ottenuto nel corso degli anni ottimi risultati anche se la ginnastica artistica è ancora appannaggio quasi esclusivo dei giapponesi e degli atleti dell'Est.
Ma come dimenticare l'oro olimpico nel 1964 di Franco Menichelli, oppure le gesta del più grande ginnasta italiano Alberto Braglia che vinse ben tre ori olimpici: nel 1906 ad Atene, a Londra nel 1908 e a Stoccolma nel 1912. Braglia diventerà poi allenatore della nazionale italiana portandola alla vittoria nelle olimpiadi di Los Angeles nel 1932 con l'oro di Romeo Neri.
E cosa dire di Yuri Chechi? Oro olimpico ad Atlanta nel 1996, questo splendido atleta che nella sua meravigliosa carriera ha vinto tutto e che è diventato per tutti il "Signore degli anelli".

 

 

Motociclismo - società sportive

Le origini della motocicletta si confondono e s'intrecciano per poi dividersi con quelle dell'automobile e della bicicletta.
Con a disposizione il motore, i costruttori dei prototipi auto, lasciarono le tre ruote per orientarsi alle quattro, mentre i pionieri dei "velocipedi con motore" abbandonarono le tre per farne solo due di ruote.
Dopo l'invenzione del motore, il primo ad applicarlo su un veicolo a tre ruote è il francese Federico Millet, che brevetta il 22 dicembre del 1888 la "Bicyclette à petrol Soleil". Inoltre Millet è in ritardo su Daimler e Benz: il 29 gennaio 1886. Anni dopo, sono due fratelli russi emigrati a Parigi, i Werner, a costruire un veicolo a due ruote.
La loro idea funziona e costruiscono alcuni esemplari messi in commercio il 17 gennaio del 1898. I modelli si moltiplicano per opera dei francesi Rivierre, Fournier, De Dion, Rambaud, Gareau, Gillardot; dei tedeschi Hildebrand, Wolfmuller; non mancano gli italiani con Figini, Lazzati, Castellazzi, Rosselli, Edoardo Bianchi; infine gli inglesi con i due fratelli Goyan e Stevens, che fondano la nota AJS, iniziando la produzione in serie, ma anche la sfida con le moto del continente.
La prima uscita della motocicletta che si conosca, è la Parigi-Bordeaux del 1895, mentre la prima gara in assoluto di motociclette si svolse in Inghilterra a Richmond il 29 novembre 1897. Vinse C. Jarriot su una Fournier.
Nel 1904 in Francia nasce il Motocycle Club France, e contemporaneamente, la Federation International des Club Motocycliste. Non mancarono in Italia gli appassionati, ma soprattutto non mancarono i "maghi" dei motori.
A Milano nel 1911 si costituisce il primo Moto Club d'Italia. Nel 1912 si organizza il primo Campionato di Motociclismo. Nel 1913 la prima competizione di grande rilievo: l'Audax.
Nel 1933 si costituisce la Federazione Motociclistica Italiana.
La Gilera nasce nel 1909, la Benelli nel 1911, la Guzzi nel 1921, seguì poi la Morini, la Ducati, la Laverda, la Garelli, la Motobi, la Mondial, la Agusta, e molte altre ancora, mentre la Aermacchi collaborò per la costruzione in Italia su licenza americana delle famose moto Harley- Davidson.

 

 

Nuoto - società sportive

Quale rapporto avevano gli uomini dell'antichità con il mare, i corsi d'acqua e il nuoto? Non è facile rispondere a questa domanda, però il fatto che anche le civiltà più antiche praticassero la pesca prima e la navigazione poi è già di per sé abbastanza indicativo.
Diverso invece il rapporto con il nuoto propriamente detto. Da questo punto di vista la più antica rappresentazione di nuotatori si trova in un bassorilievo di Ninive (XI secolo a.C.), conservato al British Museum. La prima cosa che balza agli occhi è che i nuotatori procedono già secondo uno stile di movimento assai vicino al moderno “crawl”(stile libero). Successivi reperti antichi invece, tra cui non pochi di età romana, fanno pensare all'adozione dello stile "a rana".
Presso gli antichi, il nuoto doveva essere considerato così importante e indispensabile per un giovane e soprattutto per un soldato, da giustificare frasi e detti come quello greco: "Non sa né nuotare né correre", o quello romano: "Non sa né nuotare né leggere".
Il primo vero e proprio trattato sul nuoto appartiene invece al tedesco Wynmann e risale al 1583. Fu verso la fine del 1700 che lo sport del nuoto fece la sua comparsa, con la creazione in Germania del primi stabilimenti balneari e dei primi club di nuoto. Nel XIX secolo invece, la spinta viene soprattutto dalla Gran Bretagna, dove erano sorte numerose società, cosicché fu proprio a Londra che, nel 1837, si disputarono le prime gare degne di questo nome.
In Italia il nuoto arrivò invece in ritardo, quando ormai negli altri paesi aveva già superato la fase pionieristica.
La prima società italiana di nuoto fu chiamata "Rari Nantes" dal verso dell'Eneide “Adparent rari nantes in gurgite vasto”(Appaiono pochi nuotatori nel vasto mare), fu fondata a Roma da Achille Santoni, il più grande pioniere del nuoto italiano, nel 1891.
Il nuoto è ritenuto, a ragione, lo sport più completo perché fa muovere contemporaneamente tutto l’apparato muscolare.
E’ forse per questo che in Italia è praticato da moltissime persone di tutte le età.
Molto sentita e sviluppata l’attività agonistica a tutti i livelli.

 

 

Pallacanestro - società sportive

Il papà della pallacanestro, nota anche in Italia con il nome di basket (che in inglese significa, appunto, canestro) o basketball, è stato il pastore luterano James Naismith, insegnante di educazione fisica a Springfield, vicino a Boston, nel Massachusetts, presso il college della YMCA.

Nel 1891, questo professore ideò un gioco per permettere ai suoi studenti di svolgere attività sportiva in un luogo coperto, anche durante il periodo invernale. Il professor Naismith arrivò al basket partendo dal football americano, ma la leggenda vuole che egli si fosse basato su un suo gioco d’infanzia "Duck on the rock", in cui i bambini dovevano cercare di colpire un sasso posto sopra una roccia orizzontale.

E con un bersaglio del genere, orizzontale e non verticale, non sarebbe bastata la semplice forza: per eccellere nella nuova disciplina sarebbero servite in misura ancora maggiore, abilità e precisione.

Fu quindi lui a dettare le regole fondamentali che, più o meno, rappresentano oggi i cardini della moderna pallacanestro.

Il gioco doveva essere praticato con un pallone rotondo, e poteva essere trattato solo con le mani; non era consentito camminare o correre con il pallone in mano; i giocatori potevano prendere una posizione sul campo di gioco in qualsiasi momento e dovunque preferissero; non era permesso il contatto fisico (in particolare erano proibiti i contatti "rudi"); la "meta", cioè il canestro, era collocato orizzontalmente in alto.

La prima partita ufficiale di pallacanestro ad essere finita negli annali, si disputò a New Haven (ovviamente negli Stati Uniti) il 20 marzo 1897: in quella sfida, la Yale University sconfisse per 32-10 la Pennsylvania University.

La prima apparizione della pallacanestro in un'edizione delle Olimpiadi fu a Saint Louis (ancora negli Usa) nel 1904, ma si trattò solamente di una presenza dimostrativa. Fu ammessa ufficialmente tra gli sport olimpici soltanto 32 anni più tardi, ai Giochi del 1936 a Berlino.

La data di nascita del campionato italiano maschile risale al 1922, mentre quello femminile nacque con la stagione sportiva 1930-31.

 

 

Pallanuoto - società sportive

Il predecessore della moderna pallanuoto, fu un gioco che apparve per la prima volta in Gran Bretagna nel 1869, e legato ai tentativi degli sportivi dell'epoca di dare nuova linfa alle monotone gare di nuoto.
Il gioco venne chiamato "foot-ball in the water" e aveva ben poco in comune con la pallanuoto, ma contribuì, perdonate il gioco di parole, a muovere le acque: non solo destò l'interesse degli spettatori, ma un anno dopo la London Swimming Association diede incarico ad alcuni nuotatori professionisti di dettare le regole di questo nuovo sport.
Gli atleti del club di canottaggio "Bournemouth", ebbero il grande merito di diffondere l'antenato della pallanuoto in tutto il Regno Unito, arrivando anche a fissare la lunghezza del campo (50 yarde, pari a 45,5 metri) e il numero dei giocatori (7, ma fino al 1885 si giocò con squadre composte da 12 elementi), così come il numero degli arbitri (un direttore di gara e due guardalinee). Ma non essendo ancora state "inventate" le porte, per segnare un punto bisognava depositare la palla sulla "zattera" degli avversari.
Le prime regole ufficiali della pallanuoto furono ideate nel 1876 da William Wilson, a Glasgow, dove venne anche disputato il primo incontro ufficiale, nel fiume Dee. Con il passare degli anni la pallanuoto venne inserita ufficialmente in un numero crescente di manifestazioni natatorie e festival del mare, raccogliendo sempre maggiori consensi.
Le squadre inglesi e scozzesi cominciarono a sfidarsi tra loro, e poco dopo vennero istituiti i primi campionati, che obbligarono gli organizzatori a fissare altre regole comuni.
Verso la fine del XIX secolo, la pallanuoto si diffuse anche sul continente americano: anche lì, agli inizi niente porte, ma sui bordi della piscina c'era un bersaglio da toccare con la palla.
Nel resto d'Europa, invece, questo sport fu giocato per la prima volta in Germania, nel 1894.
La pallanuoto fa parte del programma olimpico già dal 1900, dai Giochi di Parigi, mentre i primi campionati europei furono giocati nel 1926 a Budapest.

 

 

Pallavolo - società sportive

La data in cui venne inventata la pallavolo non è affatto certa. La sua collocazione, comunque, viene fatta risalire alcuni anni dopo l'introduzione della pallacanestro, quindi alla fine del 1800. A proporla per la prima volta è stato William C. Morgan, insegnante di educazione fisica presso l'Università di Hollyocu, nel Massachussetts (Usa).
La sua idea era quella di tenere in forma, durante il periodo invernale, i giocatori di baseball e rugby. Fu così che Morgan ideò un gioco che prendeva ispirazione dal tennis, solo che per colpire la palla, invece di utilizzare delle racchette venivano usate le mani: lo chiamò volley-ball, ovvero palla a volo.
La rete da tennis (esattamente la stessa) venne alzata a due metri dal suolo, e Morgan obbligò a giocare la palla esclusivamente con le mani.
All'inizio non c'erano limitazioni al numero di giocatori (a patto che le due squadre fossero composte da un ugual numero di atleti), né al numero di tocchi a disposizione: inoltre, come nel tennis, erano consentiti due tentativi di servizio, e la battuta era considerata buona se cadeva oltre i tre metri dalla rete. Inoltre il pallone non poteva assolutamente toccare la rete.
Gli incontri venivano divisi in set, la durata di ognuno dei quali dipendeva dal numero dei giocatori in campo. Naturalmente, l'obiettivo era quello di far cadere la palla nel campo avversario, e quindi cercare di conquistare più punti possibili fino ad arrivare al traguardo definito.
Agli inizi la pallavolo non ebbe una grande diffusione, poiché le regole variavano da nazione a nazione.
Il grande successo della pallavolo si deve ai tecnici delle compagnie petrolifere, che furono i primi a praticare questo sport nei college, e in un secondo tempo ai soldati americani impegnati nella Prima Guerra Mondiale, anni nei quali il volley si diffuse anche in Italia.
Nel 1948 viene giocato a Roma il primo campionato d'Europa, vinto dalla Cecoslovacchia, che sarà anche l'organizzatrice del primo campionato del Mondo (Praga, 1949).
Nel 1964, a Tokio, la pallavolo viene ammessa alle Olimpiadi.

 

 

Pattinaggio - società sportive

Sembra che la storia del pattinaggio a rotelle inizi proprio con un paio di pattini in linea.
La tradizione infatti, dice che nel '700 un olandese, volendo imitare i pattini da ghiaccio, inchiodò delle spatole in legno a un supporto, sempre di legno, da fissare sotto le scarpe.
Ben più certa, invece, la data del 1863, quando un americano ideò il primo pattino a rotelle a coppie di ruote parallele: l'invenzione ebbe enorme successo rispetto agli antenati dei pattini in linea, tanto che questa divenne lo standard, crescendo in popolarità.
Data la tecnologia dell'epoca, infatti, i pattini in-line non avrebbero potuto funzionare bene quanto i pattini convenzionali, e presto finirono dimenticati in qualche soffitta.
Nel 1930 i pattini a rotelle con coppie di ruote parallele erano ben affermati e conosciuti, ma è stato solo dal 1959 in avanti che è cominciata l'evoluzione tecnica dei materiali: prima arrivò la produzione in massa di pattini con ruote in metallo, quindi, nel 1973, vennero introdotte le ruote in poliuretano, che contribuirono a migliorare il pattino e ad aumentarne la diffusione.
E il pattinaggio in linea?
Bisogna aspettare il 1980 per rispolverarlo: allora, due fratelli del Minnesota (Usa), entrambi giocatori di hockey su ghiaccio, per caso trovarono un vecchio modello di pattino in-line curiosando in un negozio di articoli sportivi, e pensarono di utilizzare un attrezzo simile per gli allenamenti fuori stagione. Si misero così a studiare e ad assemblare nella cantina di casa, a Minneapolis, il primo modello di pattini in linea.
La “promozione” del pattinaggio in-line, fu però legata non agli allenamenti estivi degli hockeisti, ma alla sua presentazione come nuovo sport: attraverso la creazione di eventi, gare e attività di ogni tipo divenne, negli anni '90, un vero e proprio fenomeno di costume tra i giovani.
Oggi il pattinaggio è uno sport accessibile a persone di tutte le età, e praticabile con qualsiasi livello di preparazione atletica

 

Pugilato - società sportive

Le origini del pugilato risalgono all'antichità. Alcuni incontri famosi sono descritti nell'Iliade e nell'Eneide. I combattenti usavano proteggersi le mani con lacci di cuoio rinforzati con placche di piombo.
Il pugilato iniziò a far parte del programma olimpico nel 668 a.C. Non erano previste categorie di peso e pertanto la disciplina, a livello agonistico elevato, era riservata a soggetti di taglia notevole.
Il pugilato era presente anche nella Roma antica. Bisogna giungere al 1719 per vedere nascere a Londra una scuola moderna di pugilato.
Non esistevano regole di combattimento e i pugili lottavano a mani nude. Jack Broughton, propose nel 1743 un codice di regole che includevano: l'identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugile, l'identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati, ma non vi era però limite alla durata dei combattimenti.
Nel 1825 si svolse il primo incontro tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un'invasione di campo da parte della folla, la fuga dell'arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori.
Fu merito soprattutto del marchese di Queensberry l'avvio verso il pugilato moderno.
Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'altro pugile di allontanarsi senza colpire l’avversario caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi.
La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese. Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali.
Limitando la durata dell'incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti.

 

 

Sci - società sportive

Non è facile stabilire con precisione le origini degli sci. Fanno parte della storia dei popoli nordici dalla notte dei tempi.
Le prime testimonianze certe di attrezzi simili agli sci, usati come mezzi di locomozione, si devono a ritrovamenti fossili risalenti a più di 2500 anni a.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia.
Il prelato ravennate Francesco Negri, pare sia stato il primo italiano a calzare un paio di sci durante un viaggio in Lapponia nel XV secolo. Nel 1890 giunse a Torino, per lavoro, l'ingegnere svizzero Adolf Kind, alpinista e sciatore, portando con sé un paio di sci di frassino.
Le sue evoluzioni sulla neve entusiasmarono gli amici che ne seguirono ben presto l'esempio e, dopo averne imparati i rudimenti, sperimentarono le prime vere escursioni in montagna.
Per merito di quegli ardimentosi pionieri, nel 1901 nacque a Torino il primo sci club italiano, sostituito pochi anni più tardi dalla Federazione Italiana dello Sci (FIS), diventata in seguito Federazione Italiana Sport Invernali, fondata a Milano da Alberto Bonacossa, che ne fu anche il primo presidente.
Alla fine del 1800 con l’introduzione dell'uso dei bastoncini, nacque lo sci di fondo con la tecnica detta del passo alternato. Fu l'americano Bill Kock ad adottarla per la prima volta alle Olimpiadi, nel 1976 a Seefeld in Austria. Lo sci da fondo però, perfetto per le enormi distese scandinave, non era l'ideale per le ripide discese alpine. Nella seconda metà del 1800, Sondre Norheim, un falegname norvegese della regione Telemark, cominciò a sperimentare vari sistemi di curva e frenata usando un unico bastone ed attacchi con il tallone libero.
ll Telemark fu soppiantato negli anni '20 dalla tecnica detta Cristiania, dal nome della regione di Oslo in cui si sviluppò. Grazie a nuovi attacchi che bloccavano il tallone, le curve erano ora condotte con gli sci paralleli.
Era nato lo sci alpino la cui evoluzione è legata a quella dei materiali: i vecchi scarponi di cuoio con le stringhe sono stati sostituiti con calzature sempre più tecniche, che bloccano la caviglia permettendo un perfetto controllo degli sci, accorciati ed alleggeriti, fatti di materiali sempre più sofisticati.

 

 

 

Tennis società sportive

Nel tennis la palla viene scambiata per mezzo di una racchetta, al di sopra di una rete e nei limiti di un campo rettangolare, da due o quattro giocatori.
Si ritiene che il nome derivi dal francese “tenez” che significa “prendete!”.
Così dicevano i francesi, per avvertire l’avversario che si stava mettendo in gioco la palla. La parola, pronunciata all’inglese, diventò l’attuale tennis.
L’origine del tennis si rifà a un gioco francese vecchissimo, che si chiamava “paume” (palma, perché veniva giocato con la mano), e derivava a sua volta da giochi ancora più antichi.
I greci, infatti, lo chiamavano “spheristiké”.
Lo “spheristiké” giunse a Roma, e prese il nome di “pila”. Da Roma andò in Gallia e, col nome di “paume”, divenne lo sport nazionale. Mentre i normanni l’insegnavano agli inglesi, tutta la Francia impazziva per la “paume”, le scommesse, intorno ai campi di “paume” erano sfrenate. Re Luigi X, morì per aver ecceduto in una partita accanitissima.
Carlo V, durante la guerra dei cento anni, dovette ridurne la diffusione: i francesi preferivano giocare a “paume,” invece che prendere il nemico a bersaglio delle loro frecce.
Le regole del “jeu de paume,” furono codificate per la prima volta nel 1559: dalla “paume” sono derivati tutti gli attuali cugini del tennis: il ping-pong, lo squash, la pelota.
Il tennis, quello inglese, lo brevettò nel 1847 un maggiore dell’Armata delle Indie, Mr.Wingfield. Le regole non erano quelle di adesso: il campo era lungo 18,2 metri, era largo alla base 9,10 e al centro soltanto 6,3. La rete era alta addirittura 2,15 ai lati, e 1,45 in centro forse perché i giocatori non colpissero la palla con troppa violenza. Nel tempo il campo si allungò, la rete sì abbassò.
Quando, nel 1900, si disputò la prima Coppa Davis i regolamenti e le dimensioni erano pressappoco quelli attuali e i campioni portavano calzoni alla caviglia e camicie con le maniche lunghe.
Oggi il Tennis è uno degli sport più praticati e in Italia si contano milioni di appassionati e migliaia di impianti.

 

 

Vela - società sportive

Nei tempi antichi, la navigazione era legata alla storia e alle attività mercantile delle nazioni, ma giocava un ruolo cruciale per la crescita dei Paesi e la loro espansione sui mari.
Nell’antichità, quindi, la vela era intesa come “motore” per rendere le navi sempre più veloci, per rendere maggiormente fruttiferi gli scambi e per ottenere il primato militare negli scontri bellici sull’acqua.
E’, quindi, particolarmente arduo individuare il momento in cui, la navigazione a vela aggiunge all’aspetto utilitaristico quello ludico e agonistico.
Con ogni probabilità, infatti, già nell’antichità si tenevano “competizioni” veliche, ma è difficile reperirne tracce certe.
Secondo le fonti più attendibili, la prima competizione di vela, che si tiene ancora al giorno d'oggi, fu la “Cumberland Cup”, inaugurata nel 1715.
La prima competizione internazionale, invece, risale al 1851 e fu la "Hundred Giuneas Cup", oggi conosciuta come Coppa America, ribattezzata così dopo il successo di un'imbarcazione chiamata “America”.
Quest'evento ha segnato il debutto della vela a livello competitivo, proprio come la conosciamo oggi.
La vela divenne sport olimpico nel 1900, ai Giochi di Parigi. La Federazione Internazionale di vela (ISAF) fu fondata nel 1906. Adesso include 121 stati membri e più di mezzo milione di velisti.
Per quanto concerne l’Italia, nel 1873 nasceva a Napoli, prima nel Paese, la Società delle Regate, per organizzare l'attività velica che già da qualche anno spontaneamente si svolgeva nel golfo.
La vela, oggi, è un vero e proprio stile di vita per milioni di persone in tutto il mondo.
E' uno dei pochi sport al mondo dove l'età non conta: è l'esperienza acquisita nel corso degli anni che completa la preparazione di un vero atleta. I partecipanti ad una regata devono affrontare non solo gli avversari, ma anche i fattori climatici.
Una sfida con sè stessi prima che con l’avversario, il tutto a stretto contatto con il mare.